Come è detto in riferimento a Gesù di Nazareth in Ebrei 2, 14: «Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, anch’egli ne è divenuto partecipe». Alla lettera: «paraplesios metesken», ovvero: «con una partecipazione che va oltre la prossimità», perché giunge ad una identificazione totale. Un’identificazione appassionata con l’avventura degli uomini, con «l’al-di-qua della vita», come lo chiamava Dietrich Bonhoeffer: fatto di successi e insuccessi, di gioie e dolori, di incontri, relazioni, disciplina, tempo pienamente vissuto. «L’al-di-qua della vita», ove «si impara a credere» sostando al Getsemani, nella comune umanità che conosce il peso dell’angoscia e ritrova le vie della fiducia senza eroismi. La nostra collana vuole allora farsi eco dell’umano nella sua ricca e aperta polifonia ed ospitare per questo parole capaci di dare spazio all’alterità e all’inedito, alle domande serie e alle risposte non ovvie, all’orizzonte alto del cielo e alla palpabilità della terra, al grido di dolore e alla speranza che opera nell’amore forte e mite. Fra bibbia e teologia, storia e filosofia, arte e letteratura «ciò che è nobile, vero, buono, bello» sarà di prezioso aiuto per il nostro cammino di uomini in ricerca.