A margine

A margine

448 pagine

Collana: Extra Autore: Alessandro Parrellaisbn: 978-88-6124-360-6

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Raccolte in un unico volume, le liriche di Alessandro Parrella coprono un lungo arco di tempo, di almeno quaranta anni, dal 1970 ai giorni più recenti. Nell’approccio all’opera, si ha come la sensazione di guardare dall’alto un fitto bosco, compatto e uniforme nella sua interezza; poi, meditando i singoli versi, il lettore comincia ad addentrarsi in una realtà, quieta e tuttavia mai appagante, cui ogni singolo elemento conferisce bellezza e significato.

Traspare da questi versi l’incolmabile e insanabile solitudine dell’uomo che vive come sospeso – si rimane piuttosto sospesi e non si ha certezza che si tratti di un filo in una realtà che stenta a definirsi se non – a volte – negli elementi apparentemente più insignificanti, eppure più carichi di significato. Il poeta allora diviene il pellegrino itinerante, l’esule che compone in sé ogni intima frattura – l’infanzia strappata, il negarsi della vita nella morte dell’amata sorella, l’Amore trasfigurato e offerto, la Madre dolente – e resta fermo, attardandosi a contemplare la vita, la natura, i bambini, gli animali, ritto sulla soglia di ogni punto di arrivo, di cui la casa costituisce costante metafora. «Altri silenzi non si confanno al nostro peregrinare; e invano aneliamo a una casa».

Il destino e il senso dell’uomo si identificano inevitabilmente con le tante soglie che all’uomo stesso non è concesso di varcare. L’infanzia, la giovinezza, l’Amore, la maternità e la paternità, la Vita stessa costituiscono altrettanti misteri che si riesce a guardare solo stando fermi sulla soglia o vegliando come la sentinella nell’aurora, «nelle ombre di camminamenti sospesi». E se di continuo «smarrito è il barlume», allora si trasfigura in implorazione il desiderio di varcare la soglia inviolata, per non lasciare che il disegno resti incompiuto. Nella speranza dell’approdo, «sia luce il Segno in cui stanca ricompose l’ansia dell’attesa. Ora che più sola la sera per via ti affretti sia luce il Segno sulla soglia al tuo silenzio».

Pregando con Giobbe, l’Autore sembra dire “La vita è un soffio”.
Sì, è un soffio la vita dell’uomo, e lo è quella del poeta, custode consapevole del suo destino e del dolore di ogni uomo.

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